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venerdì 10 febbraio 2017

Nascite, orsi e pranzi di famiglia

Se un libro mi piace, sulla prima pagina segno sempre la data in cui ne incomincio la lettura.
Per tale motivo, so dirvi con certezza che il primo luglio del 2013 iniziavo a leggere Il riso di zia Palma. Qualche giorno dopo ricevevo la notizia che presto sarei diventata zia.
Io, zia! E per giunta "la zia sorella del padre".
Quando si dice ... i casi della vita!

Quelle pagine le porto nel cuore. E non solo perché sono state per me premonitrici.
Francisco Azevedo racconta la storia della famiglia di Antonio: una famiglia fatta di matrimoni, di figli e di nipoti; fatta di litigi e di riappacificazioni, di partenze e di ritorni a casa; una famiglia fatta di tanti ingredienti e di ricette riuscite a volte bene, a volte male.
Insomma "un piatto difficile da cucinare" come lo sono tutte le famiglie del mondo. 

Tre anni più tardi, con l'arrivo di un altro nipotino, ho tirato giù dallo scaffale Il riso di zia Palma, ho riletto qualche passo piluccando qua e la e ho ripensato alla famiglia di Antonio.



Quando meno ce lo aspettiamo, nei momenti di calma apparente, la vita alza la fiamma e trova "un modo di entusiasmarci e di stuzzicarci l'appetito". 
E' meraviglioso, non trovate?
Così, sentendo arrivare l'acquolina, mi sono rimboccata le maniche e ho acceso i fornelli della creatività. Dopo qualche ricerca in rete, disegni, prove e aggiustamenti vari, ecco servita la mia nuova creazione: un fiocco nascita un po' diverso dal solito.



Un'impronta d'orso applicata ad un vaporoso pon pon di tulle, da appendere dietro la porta di casa per annunciare il nuovo arrivato;



e un morbido faccione d'orso da usare come decorazione per la culla oppure come cuscino arredo per la cameretta.



Dopo tutto questo parlare di ingredienti, di piatti e di ricette non è venuta fame anche a voi?
A me è venuta voglia di organizzare un bel pranzo di famiglia. Apparecchiare la tavola, assegnare i posti, preparare i piatti preferiti e, prima di iniziare a mangiare, alzare i calici e brindare:

"A quelli che se ne sono già andati, a noi che siamo qui e a quelli che ancora devono arrivare. Siamo tutti una famiglia."

Buona vita Andrea!





P.S. Tra virgolette sono segnate le citazioni del libro Il riso di zia Palma di Francisco Azevedo.




domenica 20 novembre 2016

L'orso Serafino

Come nascono gli orsi?

Possiamo raccontare la storia di mamma orsa, papà orso e del loro cucciolo peloso, iniziando nel più classico dei modi: c'era una volta in un bosco lontano... Oppure, come farebbe Piero Angela, spiegare che, dopo 7-8 mesi di gestazione, alla nascita i cuccioli sono ciechi, privi di denti e pesano appena 300-400g.

E gli orsi di stoffa?
Come nascono gli orsi di stoffa?



Uhm ... ma certo, nascono da un disegno!
Per realizzare un cartamodello perfetto, possiamo recarci in montagna di notte e scovare la tana di un orso in letargo; sfoderare il nostro metro da sarta e misurare le spalle, il bacino e le zampe dell'orso; poi possiamo scattargli una foto - Senza flash, mi raccomando! Non vorrete svegliarlo! - In alternativa possiamo immaginare orsi di varie fattezze e specie e, in barba alle giuste proporzioni, disegnare un buffo pupazzo.



Che decidiate o meno di intraprendere una scarpinata al chiaro di luna, poco importa. Ciò che conta davvero è possedere gli strumenti che permettono alla creatività di esprimersi al meglio.
Insomma, bisogna studiare!



E' da un po' di teoria (vi consiglio il libro della bravissima Hillary Lang), da un morbido tessuto e da un pizzico di manualità, che nascono gli orsi di stoffa.



E l'anima?
Gli orsi di stoffa hanno un'anima?
Certo che ce l'hanno, amici creativi!

L'anima è il frutto della personalizzazione, ciò che rende unica e speciale la vostra creatura, ciò che vi strappa un sorriso chiamandola per nome.




Risolte le grandi domande esistenziali degli orsi di stoffa, vi presento con grande piacere il nuovo arrivato in casa edulude. 

Un simpatico musetto, un nasone e un pancino tondo tondo,



due occhi vispi e un carattere sereno: ecco a voi l'orso Serafino!



Ricordatevi di non perdete la scia, amici creativi!
Alla prossima!




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